domenica 22 febbraio 2009

Ricordate il Crack Parmalat?...Tanzi riparte da una ditta di dolci...



Callisto Tanzi, l'uomo responsabile del crack della Parmalat, uno dei piu' grandi scandali finanziari con un "buco" di 14 miliardi di euro, dico 14 miliardi, e condannato il 18 dicembre 2008 a 10 anni di carcere, ecco questo Callisto Tanzi riparte come se niente fosse con una nuova azienda che produce muffin per il mercato americano....ma grazie alle leggi e leggine, gli indulti e indultini e i lodi vari questo signore i 10 anni di galera sono un gioco virtuale....cosi' tanto per fare un parallelo, nel 2002 una multinazionale USA, la Enron, falli' lasciando un debito di 10 miliardi di dollari. Uno dei principali responsabili del crack, Skilling, fu condannato a 24 anni di carcere che sta tranquillamente scontando. L'illegalita' si combatte anche e sopratutto con le condanne e la certezza della pena, che servono da deterrente e da esempio a chi avesse intenzione di delinquere o truffare, concetti semplici, banali, ma che sembrano fantascientifici qui nel nostro paese...insomma la domanda che anche un bambino di 6 anni si saprebbe porre e': se uno come Tanzi che ha rubato 14 miliardi di euro gira indisturbato, quale crimine deve essere commesso in Italia per andare in galera e scontare la pena fino all'ultimo?


da repubblica.it del 21/02/09

Tanzi riparte da una ditta di dolci dopo il crac e la condanna

Calisto Tanzi riparte dai muffin. L’uomo del crac Parmalat, condannato a dieci anni di reclusione per il reato di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza, il patron dell’azienda di Collecchio da 14 miliardi di euro di buco, il principale imputato del processo del secolo, ha ricominciato a lavorare nel settore alimentare. Paltò beige, carte e documenti in mano, telefonino squillante, da cinque giorni il cavaliere mattina e pomeriggio va in ufficio: c’è un nuovo progetto da realizzare, una azienda di dolciumi a quattro passi dalla sua villa in località Fontanini. Si torna in sella, sei anni dopo aver distrutto – come sostiene l’a ccusa - migliaia di risparmiatori, aver truffato intere famiglie e messo in ginocchio parte del sistema economico italiano.

In strada Martinella, alle spalle della sua casa, Mister Day (questo era il nome dei suoi prodotti da forno targati Parmalat) si presenta puntualmente ogni giorno. “Ma non è agli arresti domiciliari? Cosa ci fa in giro?” chiede chi, in questa prima settimana di lavoro, lo ha visto passare. Calisto Tanzi, 70 anni compiuti, il 18 dicembre scorso è stato condannato a 10 di carcere e ritenuto “l’unico vero responsabile” (come disse il suo avvocato Gian Piero Biancolella dopo la sentenza di primo grado) del crac del secolo. Oggi appare come un comune lavoratore. Un dirigente, un consulente, un collaboratore: passa il tempo negli uffici e poi, come un qualsiasi nonno, quando stacca salta in macchina e va prendere i nipotini a scuola.

Occhialini appoggiati sul naso, piglio da capoufficio, progetti e fogli sparsi ovunque e un piccolo manipolo di amici e collaboratori che gli sta sempre attorno. Dà dritte agli elettricisti, indica agli operai il da farsi, parla per ore. Si presenta alle dieci del mattino, almeno dall’inizio della scorsa settimana, e se ne va per l’ora di pranzo, sempre a bordo della sua Honda civic grigia. Ha una scrivania al secondo piano al fianco di quella di A.Cocconi, amico legato a una pasticceria nel centro di Parma. E’ con lui che mister Parmalat sta mettendo a punto gli ultimi dettagli dell’ “operazione muffin”: fra tre mesi l’azienda entrerà in funzione per produrre dolcetti e prodotti da forno destinati al mercato americano e canadese. C’è chi dice che si tratti di una produzione “americana”di muffin che fino a poco tempo fa era collocata nel fidentino. E’ la nuova “ditta di Tanzi”, come l’hanno ribattezzata gli operai che lavorano nella zona. “Da quattro giorni il cavaliere si fa vedere spesso, detta ordini, gestisce i lavori. E’ qua mattina e pomeriggio. In tanti ci siamo chiesti cosa ci facesse” spiegano dal piano superiore dell’azienda, al momento occupato da uffici di architettura, arredamento e lavorazione marmi.

Almeno sono queste, per ora, le prime voci sulla attività dell’i mpresa che Tanzi che si sentono passeggiando fra i cantieri. I lavori, negli ottocento metriquadrati collocati nella prima periferia di Parma, sono iniziati in novembre. Prima i sopralluoghi, poi gli allarmi antincendio, le grate, l’impianto gas ed elettrico e infine gli scarichi per le fognature, messi a norma in modo da poter produrre scarti alimentari. Infine parte dei macchinari, pastorizzatori ecc ecc. Insomma, un’azienda a puntino, per ora ancora vuota, nata dagli ex magazzini Italarchivi prima e Mivar poi.

Fra i “vicini” di casa c’è chi storce il naso. C’è chi si chiede, negli uffici, se ora non arriverà anche il figlio Stefano, che in passato ha ripreso a lavorare al latte in polvere a Viadana e con il quale il cavalier avrebbe pensato, qualche anno fa, a rilanciarsi nel mercato dei succhi di frutta. Oppure la figlia Francesca, da tempo residente in Veneto e impegnata nel settore del turismo, o ancora quel Fausto Tonna, “il ragioniere del crac”, che si è messo a fare il consulente in una azienda di ascensori a Mezzani, nel parmense.

“Se il cavaliere lavora qui, io me ne vado” dice qualche imprenditore senza mezzi termini. "Non mi piacerebbe uscire da un luogo di lavoro dove qualcuno può pensare che io lavori con uno come lui, che ha fatto tutto questo e truffato tantissime persone". Poi ci sono gli operai della zona, che si limitano ad indicarlo ogni volta che passa e a strabuzzare gli occhi e lui, a testa dritta, regala solo un mezzo cenno di saluto. Come se nulla fosse avvenuto, come se fosse ancora nell’azienda di Collecchio.


giovedì 19 febbraio 2009

"Quinto Potere" e L'Italia....similitudini....

Chi e' che non ha visto il film "Network", in italiano "Quinto Potere"? Un film girato nel 1976 e che in un momento dove i mass media non avevano certo il potere che hanno oggi, era incredibilmente profetico...profetico sopratutto per noi Italiani...guardate questi due brani tratti dal film...e' incredibile come pochi minuti di un film possano condensare cosi' tante inconfutabili verita'....e alzi la mano chi trova delle "leggerissime" similitudini con la situazione italiana da circa 20 anni...vi consiglio comunque vivamente la visione dell'intero film.


Processo Berlusconi/Mills, La Stampa Estera...quello che a noi non dicono...


Posto un articolo trovato su repubblica.it, un minuscolo link quasi invisibile, che descrive le reazioni della stampa estera alla notizia della condanna di Mills nel processo a suo carico per essere stato corrotto da Berlusconi. Inutile dire che la stampa estera non essendo "ingabbiata" e "imbavagliata" da nessuno puo' liberamente commetare i fatti, a differenza di casa nostra dove questa notizia e' stata praticamente occultata o quantomeno "nascosta" il meglio possibile sia dai giornali che dalle TV...Di seguito un commento di Beppe Grillo...


da repubblica.it del 19/02/09

ROMA - La condanna dell'ex legale di Silvio Berlusconi David Mills a quattro anni e mezzo di carcere per aver mentito, dietro compenso di denaro, per favorire il premier, trova ampio risalto sulla stampa straniera, che dedica diversi articoli e, in alcuni casi, la prima pagina, al caso e al coinvolgimento diretto del presidente del Consiglio. "Avvocato condannato per corruzione per aver protetto Berlusconi" titola l'International Herald Tribune. Nel pezzo a firma di Rachel Donadio, apparso anche sul New York Times, si mostra sorpresa per il fatto che la notizia, "che avrebbe mandato in fibrillazione il sistema politico di diversi Paesi", non abbia meritato l'apertura dei telegiornali serali italiani, monopolizzati dalle dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico dopo la sconfitta alle elezioni in Sardegna di Renato Soru. "Così la notizia del giorno non era la corruzione, ma il dominio sempre più esteso sull'Italia di Berlusconi", si legge sul quotidiano, che sottolinea, in un lungo e duro articolo, come da co-imputato nello stesso processo, Berlusconi sia riuscito a garantirsi l'immunità grazie al Lodo Alfano e come "in 15 anni di dominio della vita politica italiana, sia riuscito a trasformare ogni sconfitta legale in un capitale politico". E ancora: "Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più italiani sembrano ammirarlo". Ampio spazio alla sentenza su Mills sui giornali britannici. Il Guardian alla vicenda dedica diversi servizi, dalla caduta di Mills, "che dopo la tempesta giudiziaria in Italia ha cercato di mantenere un basso profilo", al Lodo Alfano, "considerato una priorità del governo Berlusconi" grazie al quale il premier ha conquistato l'immunità, "e la sentenza di ieri mostra quanto sia stato utile", anche se la Corte costituzionale, rileva sempre il quotidiano britannico, deve pronunciarsi ancora sulla sua legittimità. Il tribunale ha riconosciuto Mills colpevole di aver accettato 600mila euro da Silvio Berlusconi, si legge sull'Independent, "in cambio di aver taciuto informazioni che avrebbero potuto danneggiare il premier". Segue un ritratto dell'avvocato, "brillante, dalle amicizie importanti, ma troppo impulsivo". Anche sul francese Figaro si parla delle vicende giudiziarie italiane. "Lo scorso ottobre, Silvio Berlusconi si è messo al riparo della giustizia facendo approvare una legge che gli garantisce l'immunità penale durante il suo mandato alla guida del governo italiano. Immunità che non copre però il suo ex avvocato, condannato per falsa testimonianza in favore del Cavaliere", si legge sul giornale, che sottolinea come Mills non sia l'unico legale del premier ad essere condannato al carcere e cita Cesare Previti, riconosciuto "colpevole di corruzione di magistrati nell'affare Fininvest". Per lo spagnolo El Pais, la sentenza "getta un'ombra inquietante" sul Cavaliere, mentre El Mundo richiama in prima pagina il caso Mills, "l'avvocato corrotto da Berlusconi per mentire".



da BeppeGrillo.it:

Il Millsgate e il Corriere della Sera

Negli anni ' 70 il Corriere della Sera era nelle mani della P2. Angelo Rizzoli, il proprietario, aveva la tessera 532, Tassan Din, il direttore generale, la tessera 534 e Franco Di Bella, direttore del giornale, la tessera 655. Oggi, anno 2009, chi controlla il Corriere della Sera? Chi suggerisce gli editoriali di Panebianco e di Battista? Chi ha ordinato a Mieli di togliere le inchieste giornalistiche di Why Not a Carlo Vulpio senza alcuna ragione apparente? Chi è la P3 che governa il Corriere della Sera? Dov'è la nuova lista di Castiglion Fibocchi? Ieri, tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della condanna di Mills. L'avvocato corrotto da mister B. Hanno spiegato che lo psiconano non è stato giudicato per il lodo Alfano. Una legge che si è fatto su misura e che lo rende intoccabile. Hanno argomentato che nessun premier sospettato di corruzione per evitare la condanna in due processi sarebbe ancora al suo posto in un Paese normale, democratico, occidentale. Se non si fosse dimesso lo avrebbero cacciato. Leggetevi El Pais, The Guardian, Le Figaro, The Herald Tribune. La reputazione di un Paese è importante come e più della sua economia e noi l'abbiamo persa. Se gli Stati Uniti hanno avuto il Watergate, l'Italia ha il suo Millsgate. Se Nixon sospettato di corruzione avesse imposto al Congresso una legge per la sua impunità e il corrotto fosse stato condannato, Nixon sarebbe stato cacciato in due minuti. Li immaginate in quel caso titoli del Wall Street Journal o del New York Times? Il Corriere della Sera è invece diversamente giornale. Il Corriere della Sera ha toccato il fondo con la prima pagina di ieri. Meglio della Pravda. Il titolo principale è: "Veltroni si dimette, il Pd è nel caos". L'editoriale di Panebianco Cuor di Leone è dedicato a: "Il Peso delle Oligarchie". A centro pagina campeggia: "Intercettazioni, Mancino attacca".Seguono in ordine di dimensione: "Maltrattati gli animali delle fiction Rai "(il solo titolo 15 x 2,5 cm), "Benigni, show politico su Berlusconacci e i gay" (9x7,3 cm), "Mori prepara le ronde anti-ronde" (13x3,6 cm), la vignetta di Giannelli (9x6 cm), "Roma: sparano alle gambe a Calvagna, regista del 'Lupo'" (5,7x5,5 cm) e "Il fondatore della tv islamica: 'Ho decapitato mia moglie'" (5,7x5,5 cm). La notizia su Berlusconi presidente del Consiglio imputato a Milano al processo Mills per il quale il corrotto è stato condannato a 4 anni e mesi ha un riquadro di 3,5x9 cm. Nel titolo non è neppure menzionato Berlusconi: "Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo". Persino il colore di richiamo di un pezzo dale dimensioni di un francobollo è studiato per non attirare l'attenzione del lettore: un azzurrino chiaro al posto del blu e del rosso usati per gli altri. Infine, l'articolo è a pagina 21, dopo i gossip e le notizie di cronaca. Licio Gelli disse: "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media". Chi controlla il Corriere della Sera e con quali obiettivi? L'elenco della P3 è in via Solferino 28 a Milano o a un altro indirizzo?

martedì 17 febbraio 2009

Processo Berlusconi/Mills, Mills condannato a 4 anni e 6 mesi


Diventa persino difficile commentare una notizia simile, diciamo imbarazzante...abbiamo un Presidente del Consiglio, la piu' alta carica istituzionale dello Stato Italiano, che viene 'indirettamente" condannato in un processo di corruzione e non solo non ha il pudore di dimettersi come farebbe qualsiasi altro politico in carica in qualsiasi altra paese nel mondo, ma non puo' neanche essere processato e condannato grazie al "Lodo Alfano" che prontamente ha emanato appena seduto in Parlamento questa estate...che dire..."vergogna" e' l'unica parola sensata a commento di questa notizia...parola alla quale il nostro Presidente del Consiglio e' sempre stato immune...

dal corriere.it del 17/02/09

I giudici: «Almeno 600mila dollari per testimoniare il falso in due processi a Berlusconi»

MILANO - L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano.

LA SENTENZA - I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto «con almeno 600mila dollari» da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall'esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 mila euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile.

IMPUGNEREMO LA SENTENZA - Federico Cecconi, il legale di David Mills, annuncia l'impugnazione della sentenza di condanna: «Credo e continuo a credere alla sua innocenza - afferma - di regola le sentenze non si commentano, ma si impugnano, e questo verdetto sarà certamente impugnato. Ma questa volta voglio fare un'eccezione e dire qualcosa su questa sentenza che mi sembra appiattita sull'impostazione accusatoria ed è tutto tranne che pacifica e consolidata. La sentenza è contraria alla logica». «Senza l'ombra dell'altro coimputato (Silvio Berlusconi ndr.) - ha concluso Cecconi - questo processo sarebbe stato esaminato in modo più sereno».


LA VICENDA - Il processo all'avvocato inglese David Mills riguarda il pagamento di 600mila dollari che sarebbero stati versati a Mills, attraverso il manager Fininvest Carlo Bernasconi, da parte di Silvio Berlusconi perché il legale fosse testimone reticente nei processi per i casi Guardia di Finanza e All Iberian. Nelle scorse settimane l'avvocato Mills aveva presentato alla corte un memoriale nel quale affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Secondo la ricostruzione fatta dai consulenti della difesa, invece, i 600mila dollari versati a Mills erano parte di quanto ricevuto dall'imprenditore Diego Attanasio perché ne fosse il gestore.
MILLS DELUSO - «Sono molto deluso»: questo il primo commento a caldo dell'avvocato inglese David Mills alla sentenza di Milano che lo ha condannato a quattro anni e mezzo per corruzione in atti giudiziari. In una dichiarazione diffusa dopo il verdetto di Milano, Mills afferma: «Sono ovviamente molto deluso da questo verdetto. Sono innocente, ma questo è un caso dalla forte valenza politica. I giudici non hanno ancora dato la loro motivazione per la decisione, così non posso dire come abbiano gestito l'ammissione dello stesso pubblico ministero di non avere prove». «Spero che verdetto e sentenza siano cancellati in appello, e mi dicono che avrò ottimi motivi per sperarlo. Ho la massima fiducia nel mio eccellente avvocato, Federico Cecconi. La sentenza non diventa effettiva fino a quando non si saranno conclusi i due gradi di appello. Mi è stato consigliato di non fare altri commenti pubblici fino a quando il caso non sarà finalmente chiuso. Nel frattempo, andrò avanti con la mia vita professionale», ha concluso Mills.

BERLUSCONI - Insieme a Mills era imputato anche Silvio Berlusconi, ma la posizione processuale del premier era stata stralciata in attesa del verdetto della Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.

lunedì 16 febbraio 2009

500 auto della Polizia ferme in garage: non ci sono i soldi per la manutenzione



Si parla tanto di sicurezza, di decreti anti-stupri, di lotta alla criminalita'...e poi leggiamo notizie come questa...cioe' il Ministero degli Interni taglia i fondi per la munutenzione della auto della Polizia in citta' a rischio come Napoli e Roma, e nello stesso momento il Parlamento emana decreti per la nostra sicurezza...qualcuno ci spieghi dov'e' il trucco, perche' sono sicuro che c'e' un colpo di genio che alla maggioranza delle persone sfugge...ecco la notizia:


La polizia con le auto in garage "A Roma e Napoli 500 mezzi fermi"

da repubblica.it del 16/02/09


Tagliati i fondi per la sicurezza, bloccata la manutenzione delle vetture
"Possiamo permetterci solo il rabbocco dell'olio e il cambio delle gomme" ROMA - Taglio dei fondi sulla sicurezza: il ministero dell'Interno blocca la riparazione degli automezzi della polizia. Gli investimenti stanziati per il 2009, infatti, sono appena sufficienti al rifornimento di carburante. Lo stop alle manutenzioni è contenuto in una circolare firmata dal prefetto Giovanna Iurato, direttore dei servizi tecnico-logistici del Dipartimento della pubblica sicurezza. Che rivela, in modo esplicito, l'inadeguatezza delle risorse messe a disposizione della "gestione patrimoniale" della polizia dal Governo Berlusconi. La circolare inviata non solo agli autocentri, ma anche al servizio nautico della polizia (per sospendere la manutenzione anche ai mezzi navali), inizia con la constatazione che "sul capitolo relativo alle spese per la gestione e la manutenzione dei veicoli della polizia di Stato gli stanziamenti di bilancio risultano di gran lunga insufficienti rispetto agli effettivi fabbisogni". La conseguenza è automatica: i responsabili delle manutenzioni di tutti gli automezzi sono invitati "a circoscrivere le spese ai soli rifornimenti di carburante". Se un mezzo ha bisogno di manutenzione (fanno eccezione gli ultimi acquisti, fra i quali Alfa 159, Grande Punto e Stilo, che beneficiano di un contratto che comprende per un certo periodo l'assistenza) resta fermo in garage. Secondo i dati forniti dal sindacato dei funzionari di Polizia, Anfp, "a Roma, dall'inizio dell'anno si sono fermati 250 mezzi. E a Napoli sono in garage in attesa di manutenzione 228 auto con i colori della polizia, 108 del tipo normale". Per Enzo Letizia, segretario dell'Anfp, c'è ora "il rischio che in pochi mesi molte autovetture della polizia in Italia restino bloccate da guasti per riparare i quali non ci sono fondi" "Ma cosa ha costretto il direttore dei servizi tecnico-logistici a diffidare gli autocentri dal svolgere la regolare manutenzione sui mezzi terrestri e navali? Per Enzo Letizia, segretario del sindacato funzionari di polizia, il motivo "potrebbe essere ricercato nel debito accumulato nel 2008 che ammonterebbe a circa 18 milioni di euro". "Ebbene - sostiene Letizia - il fondo del 2009 per la Motorizzazione, tagliato del 60 per cento rispetto a quello del 2008, potrebbe servire solo a coprire il debito dell'anno passato". Una volta colmato il deficit del 2008 - secondo l'Anfp - non ci sarebbero più i soldi per il 2009. Di qui la circolare del prefetto Iurato che dispone lo stop della manutenzione. Eppure, ricorda Letizia, l'estate scorsa sia il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che quello dell'Interno, avevano annunciato che "avrebbero destinato alla sicurezza un miliardo di euro confiscati alla mafia. Ma che fine hanno fatto quei fondi? Era solo un annuncio spot?". Secondo il sindacato dei funzionari di polizia, "attualmente è attivo solo un contratto nazionale che assicura il rabbocco dell'olio, il cambio delle batterie e quello dei pneumatici. Per quanto riguarda le auto in garanzia, va segnalato che per la sostituzione delle frizioni esiste un oneroso contenzioso con la Fiat che contesta un uso improprio delle vetture". "Il risultato finale - conclude, ironico, il segretario Letizia - è che la sicurezza dei cittadini rischia di indebolirsi se non ci saranno interventi finanziari. C'erano stati promessi più soldi e più poliziotti di quartiere: la prima promessa non è stata mantenuta. La seconda probabilmente si realizzerà, perché non avremo più macchine". Anche Giuseppe Tiani, del Siap, il sindacato di base dei poliziotti, esprime preoccupazione per il fatto che "gli agenti possano lavorare con automezzi inadeguati". "Questo - aggiunge Tiani - è il risultato della politica di questo governo che, anziché reperire le risorse necessarie per garantire l'efficienza dei servizi, pare preoccuparsi di provvedimenti di facciata, come l'erogazione di cento milioni di euro agli enti locali per rafforzare il potere dei sindaci. Un investimento a pioggia che attualmente ha dato evidenti scarsi risultati".

Il Decreto Anti-Stupri



In Italia viviamo nel surreale...abbiamo bisogno di un decreto anti-stupri, come se fosse un vaccino contro qualche malattia. Quale paese al mondo conosciamo che ha dovuto emettere un decreto anti-stupri? E allora perche' non si dice chiaro e tondo che siamo un paese dove uno stupratore rischia in termini di condanna penale quanto uno che ruba delle caramelle in un supermercato? E questi stessi personaggi che oggi siedono in Parlamento e pontificano su questo decreto, dove erano 10, 15, 20 anni fa? Dove? Seduti sulle stesse sedie di questo nostro caro Parlamento. E ora senza nessun pudore, come sempre, eccoli che ci illuminano con le loro irrinunciabili dichiarazioni, come se fossero arrivati oggi. Ne posto qualcuna, tanto per ridere. Poi a seguire il commento di Antonio DiPietro, che sintetizza il vero significato di questo decreto.

ALEMANNO: CERTEZZA DELLA PENA - Il provvedimento, secondo quanto si apprende, vuole essere un segnale forte dopo gli ultimi fatti di cronaca, con il moltiplicarsi dei casi di violenze sessuali in strada: solo nelle ultime ore i casi di Bologna, Roma e Milano. «Lunedì il ministero dell'Interno prenderà un'iniziativa molto forte, chiedendo di anticipare una serie di norme che sono garanzia della certezza della pena», ha annunciato Alemanno. Il sindaco di Roma, insieme al ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, ha effettuato un sopralluogo al parco della Caffarella, teatro dell'ultimo stupro. Ronchi ha portato la «solidarietà del governo ad Alemanno, che sta facendo tantissimo per combattere la delinquenza». E contro le violenze sessuali, ha concluso, «il governo nelle prossime ore farà sentire la sua voce».

BRUNETTA: MANCA COORDINAMENTO - Una voce fuori dal coro è quella del ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, che alla consueta rubrica radiofonica «Il Brunetta della domenica» su Rtl 102.5 ha lanciato una provocazione sullo scarso coordinamento delle forze dell'ordine. «A loro va il nostro plauso - ha precisato Brunetta -, ci sono però troppi corpi di polizia, spesso non coordinati tra loro. Tutti straordinari, ma è proprio necessario in questo paese avere tanti corpi di polizia con propri apparati, propria organizzazione e propri sistemi? Non sarebbe preferibile avere coordinamenti forti e non unici corpi, e poi via via specializzarli rispetto alle funzioni? Molto probabilmente, lo vedo anche da economista, si raggiungerebbe maggiore efficienza, minori costi, più operatività e più poliziotti e carabinieri per strada».

MINNITI: PRONTI A COLLABORARE - Molto critico contro il governo che ha praticato «tagli proprio sulla sicurezza», ma pronto al tempo stesso a tendere una mano per un «piano straordinario del territorio»: questa la posizione di Marco Minniti, ministro ombra Pd dell'Interno: «C'è una vera e propria emergenza nazionale nel campo della sicurezza e in particolare per la violenza contro le donne. Si è sbagliato a sottovalutare e si sta continuando a farlo. È evidente che prima di tutto c'è un problema di controllo del territorio in aree cruciali del Paese. La strada finora perseguita non ha dato risultati». Per Minniti, occorre «un piano straordinario per il controllo del territorio a partire dalle città, impegnando le forze di polizia e dotandole, anche attraverso un decreto legge, dei mezzi e degli uomini che possano renderlo concretamente operativo. Se il governo imboccherà questa strada, l'opposizione farà fino in fondo la sua parte».

VATICANO: NO REAZIONI A CALDO - Infine la posizione del Vaticano sull'argomento è stata espressa da monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti: sì a leggi severe verso chi commette reati come lo stupro, ma «le reazioni a caldo non vanno bene» e l'emotività non deve prendere il sopravvento. «Credo sia lo Stato a dover decidere come reagire e le reazioni a caldo non sono in genere sempre le più opportune. Comprendo i sentimenti delle famiglie e dei cari, ma un governo certamente deve tener conto di un bene comune, nel contesto della ragionevolezza di una legge». L’arcivescovo esprime «grande pena verso le persone colpite e vittime di tali affronti e violenze». Monsignor Marchetto ritiene «giusto che coloro che commettono questi abusi siano puniti dalla legge. Ma la gente non cominci a farsi giustizia da sola, perché è un gravissimo danno per il bene comune ed è un infrangimento di quello che lo Stato è e deve essere, ovvero il difensore dei cittadini, specialmente dei più deboli. Occorre punire queste angherie, questi abusi, ma sarebbe sbagliato generalizzare. Non sono soltanto gli stranieri che fanno queste cose. E credo che il governo considererà tutti, tenendo presente che il male non è solo caratteristica degli stranieri».

LE REAZIONI POLITICHE - Mentre la Lega annuncia una raccolta di firme per la castrazione chimica degli stupratori, dall'opposizione si moltiplicano le voci di critica per l'inadeguatezza delle misure del governo, mentre dalla maggioranza si levano voci in difesa del decreto sicurezza e accuse alla magistratura, accusata di eccessivo lassismo. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini parla apertamente di «fallimento»: «Nessuno può strumentalizzare gli atti di violenza che si ripetono nelle più grandi città italiane. Ma la frequenza con cui essi avvengono, a partire da Roma, dimostra che è giunto il momento della riflessione e dell'autocritica nella gestione della sicurezza. Le misure prese dal governo sono un fallimento o nella migliore delle ipotesi acqua fresca». Di fallimento parla anche Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera: «Gli ultimi episodi di stupro sono terribili e dimostrano che il piano del governo per la sicurezza è fallito. Non faremo sciacallaggio come a suo tempo fece il centrodestra. È però evidente che gli spot del governo non bastano a risolvere i problemi. Questo governo da un lato fa demagogia, dall'altro taglia i fondi alle forze dell'ordine. È indispensabile, invece, aumentare finanziamenti e risorse per le forze dell'ordine».

Ecco il commento sul decreto anti-stupri di Antonio Dipietro:

Lo schema collaudato

In Italia oramai lo schema è collaudato: prima preparano il terreno mediaticamente, poi sfornano un provvedimento d’urgenza.

E’ avvenuto così, ad esempio, per la monnezza campana (che è ancora lì): il governo ha urlato all'emergenza, poi si è proposto come salvatore della Patria con il caro prezzo per gli italiani e per la loro salute, di sbloccare o avviare la costruzione di decine di inceneritori.
Sta succedendo con le intercettazioni: si snocciolano casi marginali, si pubblicano testi di intercettazioni irrilevanti, al limite del gossip, si scrivono due numeri su fantomatici costi (omettendone altri ben più importanti del beneficio per i cittadini), si urla all’indecenza e ne consegue un “necessario” bavaglio d’urgenza alle intercettazioni.

In queste ore sta accadendo con la violenza sulle donne, meglio se ad opera di extracomunitari, il fine di varare soluzioni di grande eco mediatico, ma di scarsissima efficacia sul campo. Così come tutte le soluzioni adottate da questo governo, impronte ai bambini Rom comprese.
In Italia avvengono circa 13 stupri al giorno, uno su tre è compiuto da un extracomunitario, due su tre sono italiani. Avvengono maggiormente all’interno della coppia, ad opera di un fidanzato o del marito. Questo viene rimarcato con meno “insistenza”.
Il governo ha fallito sulla sicurezza con i militari nelle città e con tutte le altre "soluzioni spot" millantate in questi mesi. E sta aggravando questo fallimento anche sul campo giuridico, impedendo le intercettazioni, strumento fondamentale, a fronte di una denuncia da parte della vittima, per incastrare lo stupratore. Se, infatti, per intercettare ci dovranno essere “gravi indizi di colpevolezza”, di fatto sarà impossibile usarle per questo tipo di reato.
Tra le panacee di facciata rispunta anche l'allungamento dei tempi di prescrizione, proposta circoscritta, ovviamente, solo al reato di stupro. Ma il governo dimentica, anzi omette di ricordare ai cittadini, che questi tempi sono stati ridotti, senza troppi distinguo, tra i reati per evitare ora un processo, ora una condanna, per Silvio Berlusconi e per i suoi sodali.
Il carcere e la certezza della pena sono importanti per ogni reato, soprattutto per uno stupro, ma non saranno la soluzione al problema. Carcere e certezza della pena sì ma per tutti, stupratori d’importazione e nostrani, compresi quelli dediti al turismo sessuale, reato compiuto da migliaia di italiani.

Ma il governo Berlusconi cerca lo spot ad effetto ed è chiaro che non ha interesse a risolvere il problema, altrimenti non varerebbe mai un provvedimento che blocca le intercettazioni, anche nei confronti degli stupratori.

P.S.: riporto il titolo di una notizia di repubblica.it di oggi. Questo è il vero volto del governo in tema di sicurezza.

La polizia con le auto in garage "A Roma e Napoli 500 mezzi fermi"
Tagliati i fondi per la sicurezza, bloccata la manutenzione delle vetture
"Possiamo permetterci solo il rabbocco dell'olio e il cambio delle gomme"

Antonio DiPietro

domenica 15 febbraio 2009

Europee, Mastella candidato con il Pdl













Ecco una notizia che ormai ci aspettavamo tutti da tempo...posto prima l'articolo che annuncia il "ritorno" e di seguito lascio il commento ad un articolo di Filippo Ceccarelli tratto da repubblica.it che credo riesca abbastanza bene a commentare quel poco che c'e' da commentare....


Europee, Mastella candidato con il Pdl
"Il premier paga debito? Farabutto chi lo dice"


da Repubblica.it del 15/02/09

ROMA - L'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella sarà candidato alle elezioni europee di giugno nelle liste del Pdl. E' quanto stabilito nell'accordo reso noto oggi dal Popolo della libertà ma firmato giovedì scorso a Roma dai coordinatori campani di Forza Italia, Nicola Cosentino, e di Alleanza Nazionale, Mario Landolfi, e dal segretario campano dell'Udeur, Antonio Fantini. Annunciate anche un'intesa per le prossime comunali e provinciali e una "verifica politica", nelle amministrazioni dove l'Udeur è in coalizione con il centrosinistra "a partire dalla provincia di Benevento".

Mastella "più motivato che mai". Il leader dell'Udeur si augura "una campagna elettorale senza veleni e cattiverie, senza cose come quelle successe nel recente passato dalle parti di catanzaro. Un riferimento all'inchiesta per la quale diede le dimissioni da ministro della Giustizia aprendo di fatto la crisi del governo Prodi. "Mi batterò per le cose per le quali mi sono sempre battuto. Riparto con umiltà e determinazione - continua Mastella - dopo un periodo di umiliazioni e amarezze di ogni tipo. Riparto con la coscienza dell'uomo libero, con la serenità di chi riprende a vedere un po' di luce". Poi gli attacchi agli ex alleati: "Faremo un'alleanza con il Pdl alle europee. Dove si andrà a votare per le amministrative in Campania faremo una verifica e visto come mi hanno trattato non credo che ci saranno altre alleanze a sinistra". L'ex ministro definisce "farabutti e ipocriti sul piano morale" coloro secondo i quali con questo accordo Silvio Berlusconi ha pagato il "debito" contratto con il leader del Campanile per aver fatto cadere il governo Prodi. "Vadano a controllare i numeri del Senato - aggiunge Mastella - e voglio proprio vedere se diranno ancora che sono stati io a far cadere il governo Prodi. Ma ce ne sarà per tutti questi sepolcri imbiacati nel mio libro che uscirà a giugno". Poi spiega il suo stato d'animo: "Ero fermamente angosciato prima, ora sono fermamente motivato. Sono più che motivato". Parole che suonano come una sfida aperta agli ex alleati.

Il comunicato. Il Popolo della Libertà e l'Udeur fanno sapere in un comunicato congiunto di aver sottoscritto un'intesa strategica "che parte dalle prossime elezioni comunali e provinciali che si terranno a giugno, per proseguire poi in un cammino fatto di programmi e scelte condivise, con l'obiettivo di imprimere, nel solco di una rinnovata cultura bipolare, una svolta vera alle imminenti consultazioni elettorali"

Verifica politica. "In tal senso - prosegue il comunicato - e al fine di contribuire a realizzare un quadro di alleanze organico, chiaro e coerente, l'Udeur si impegna ad avviare rapidamente una verifica politica in quegli enti locali, a partire dalla provincia di Benevento, dove tale partito è tuttora in coalizione con il centrosinistra. Anche in questo modo si vuole rendere evidente che in Campania è tempo di cambiare mentalità e metodo di governo della cosa pubblica".

Campania e Mezzogiorno. "Dalla Campania - si legge ancora nella nota - può e deve partire l'attenzione per l'intero Mezzogiorno, la cui promozione sociale ed economica è interesse dell'intera nazione. Si tratta di agevolare un processo che non punti solo sul rilancio nominalistico dell'atavica 'questione meridionale' ma che abbia come punto fermo la valorizzazione delle risorse naturali e delle aspirazioni territoriali di cui è dotato l'intero Sud".

"Si apre una rinnovata stagione politica". "E' questo un tema che accomuna la storia e la tradizione politica sia delle forze che stanno dando vita al Pdl sia dell'Udeur e che è solo una delle ragioni fondanti l'alleanza oggi sancita in Campania. La stessa collocazione all'interno del Ppe comporta la candidatura del segretario dell'Udeur Clemente Mastella alle prossime elezioni europee, nelle liste del Pdl". "Oggi - conclude il comunicato - si apre una rinnovata stagione politica, foriera di importanti novità, che ricadranno positivamente sui cittadini della Campania".


Il Commento di Filippo Ceccarelli sul ritorno di Clemente Mastella:


Il ping-pong di Clemente l'Indifferente
da De Mita a Silvio con ritorno via Prodi


di Filippo Ceccarelli
da repubblica.it 15/02/09


Dispiace, ma sul serio, esordire con gravi pensieri, o magari interrompere anche solo per un attimo, con pensose note, l'allegro festival del trasformismo. Ma nel circuito ormai sempre più tribale della politica la triste verità è che il ritorno di Clemente Mastella nel centrodestra assomiglia molto al ritorno del medesimo nel centrosinistra, non molti anni orsono.

Con il che si può anche azzardare che questo suo eterno ping-pong, questo tipico e rapinoso abbandonarsi alle convenienze, questo assoluto indifferentismo del personaggio sotto l'una o l'altra bandiera, ecco, forse tutto questo rischia di dire molto più sugli schieramenti che non sullo stesso Mastella.
Ritorno, poi, da che cosa? In fondo aveva solo saltato un giro. Erano mesi che si guardava intorno, riproponeva patti, minacciava di scrivere libri di memorie, comunque destinate a restare acerbe, perché per Mastella evidentemente la vita continua, destinazione Strasburgo. E subito, a proposito di Strasburgo, viene in testa una di quelle sue fantastiche confidenze: "Sa cosa mi ha confidato una volta Casini? Che a fine legislatura un deputato europeo può aver messo da parte anche un miliardo. Un miliardo, capito? Ecco perché vogliono tutti candidarsi". Era il 1999, anche allora era di ritorno da qualche sponda. Pure lui adesso si candida, ci mancherebbe: cosa sarebbe la vita pubblica italiana senza Mastella?

Dopo tutto è rimasto fuori dal giro meno di un anno. All'indomani del melodrammatico affondamento prodiano, eseguito all'insegna dei sentimenti e dei Valori ("Tra l'amore per la mia famiglia e il governo, scelgo il primo"), Mastella aveva per qualche settimana ronzato attorno a Berlusconi. Ma invano: porta chiusa. Ai primi di marzo se n'era dovuta accorgere la signora Sandra, che aveva chiesto un appuntamento con il Cavaliere. "Impossibile" le aveva risposto la mitica Marinella. "E se permette - si era poi sfogata lei - non si tratta così una signora come me".

Ora è difficile ricostruire con esattezza quante volte Mastella è passato da una parte all'altra. Una diligente contabilità della spoletta dovrebbe comprendervi il periodo democristiano, pure assai agitato nella seconda parte del dramma, Edipo a Ceppaloni, una volta consumatasi cioè la rottura con De Mita, che di Mastella e del mastellismo applicato resta in ogni caso il provvido talent-scout. Quello cui di norma rendono ringraziamenti e tributi tutti quelli che dal personaggio prima o poi vengono abbandonati - e sono ormai parecchi, anche se nessuno dispera di trovarselo accanto, un domani.

Per onestà va anche detto che, sebbene politicamente libertino, Clemente è un uomo molto simpatico, porta le mozzarelle, invita Baglioni, fa grandi feste e quasi mai lascia un cattivo ricordo. Quando la prima volta dovette dirgli addio, Berlusconi non ci voleva credere: "Ma come? Ti ho coccolato e vezzeggiato a pane burro marmellata e ricchi menu!". Mastella aveva già lasciato Pierfurby Casini a terra, avendo preso con destrezza il taxi dell'Udr, prima di assumere la guida dell'"ala concretista" della creatura cossighiana e di trasformarla quindi in Udeur.

Sull'Udeur, partito insieme locale e coniugale, esistono diverse tesi, pure di laurea. Come inno il raggruppamento ha oggi una marcetta rock. Nel precedente, secondo una amena leggenda, il suo fondatore aveva fatto in modo che nel ritornello risuonasse "la mia stella, la mia stella", in modo che si capisse "Mastella" e "Mastella".

L'invocatio nominis accompagnò l'ascesa del personaggio nel firmamento del centrosinistra. Di nuovo ministro, e promosso al delicato compito di Guardasigilli, Mastella non ha fatto molto più che litigare con Di Pietro. Ma se i processi degenerativi continuano spediti, nulla vieta una ennesima e bella rimpatriata, pure con Di Pietro, in un futuro al di là del bene e del male.

sabato 14 febbraio 2009

L'importanza di creare ricchezza

di Giovanni Sartori dal Corriere.it del 31/12/08

L'idea dei soldi come manna

Il 2009 sarà il primo anno — temo — di una tempesta economica perfetta. Una tempesta perfetta destinata a durare finché non torneremo a capire come nasce il denaro, cosa fa ricchezza.
Grazie a una scuola che non è più magistra vitae, i giovani non lo sanno di certo. Per loro è come se piovesse dal cielo come la manna. Per loro il denaro ci deve essere e basta. Ma è così, purtroppo, anche per i non-più-giovani. Nell'ottica di quasi tutti la ricchezza c'è, così come c'è l'aria o il mare. Se manca è perché è maldistribuita e perché se la mangiano i ricchi. E nemmeno i ricchi, o quantomeno gli straricchi, ne sanno di più. I Berlusconi del mondo sanno benissimo fare i soldi per sé; ma perché i soldi ci siano, e come e da cosa zampillino, non è un problema che li interessi.
L'economia come scienza ha cominciato a deragliare con la sua politicizzazione diciamo di sinistra: una politicizzazione che la induce ad anteporre il problema della distribuzione della ricchezza al problema della creazione della ricchezza e, in questo solco, anche a confondere i due problemi. Ed è questa confusione che ha allevato una opinione pubblica graniticamente convinta del fatto che la ricchezza ci sia (come ci sono, che so, le piante), e che il guaio sta in come viene distribuita, cioè maldistribuita.
Ora, che la distribuzione della ricchezza sia per lo più iniqua, moralmente inaccettabile e spesso anche economicamente dannosa, è un fatto. Un fatto che però non autorizza a confondere tra la grandezza della torta e la sua divisione in fette. Perché non è in alcun modo vero che la ridistribuzione della ricchezza produca ricchezza. Anzi, se la mettiamo così, è più probabile che produca povertà.
In prospettiva — e la prospettiva ci vuole — fino alla rivoluzione industriale del primissimo Ottocento l'economia è stata prevalentemente agricola, e quindi una economia di sostentamento. Dopo la lunga stagnazione medievale il primo accumulo di ricchezza avviene con il commercio e con le città marinare (per esempio, Venezia) nelle quali è fiorito. Ma la ricchezza prodotta dalla società pre-industriale fu ricchezza da consumare (in palazzi, chiese e, s'intende, in bella vita per i pochissimi che ne disponevano), non ricchezza da accumulare per investimento, e quindi ricchezza in denaro da investire nel processo economico. Pertanto fino alla rivoluzione industriale, che è poi la rivoluzione della macchina che moltiplica a dismisura il lavoro manuale, l'uomo è vissuto in grande povertà. Il tepore del benessere si affacciò, nel contesto dello Stato territoriale nel suo complesso, soltanto nel corso dell'Ottocento. Ma sino al Novecento, talvolta inoltrato, l'uomo occidentale non ha conosciuto la società opulenta, la cosiddetta società del benessere. Che da noi è durata soltanto una cinquantina d'anni. Per dire come si fa presto a diventare viziati.
Come e quando usciremo dalla gravissima recessione nella quale siamo peccaminosamente incappati nessuno lo sa. Il punto da capire sin d'ora è che il diritto a qualcosa sussiste solo se c'è la cosa. Il diritto di mangiare presuppone che ci sia cibo. E il «diritto ai soldi» presuppone che i soldi vengano creati.

Il rigassificatore a Porto Empedocle e l’ipocrisia finto-ecologista




di Gian Antonio Stella dal Corriere.it del 14/02/09:

IL CASO SICILIA ENERGIA: I limiti delle campagne contro il progetto. Dai danni al territorio a quelli alla Valle dei Templi: solo falsi allarmi

Se fosse ancora l'ameno borgo marinaro di Luigi Pirandello, giù le mani! Ma Porto Empedocle non è più da decenni quel borgo di casupole «sulla spiaggia, battute dal vento tra la spuma e la rena». E la ringhiosa guerra al rigassificatore sta diventando un simbolo della ipocrisia finto-ambientalista. Che spaccia come fosse un ridente paradiso tra i templi greci quella che ormai è un'immonda discarica di cadaveri industriali. Ma vi è mai capitato di sentire certi servizi televisivi?

Vi si narra che «l’opera posta a pochi chilometri dalla Valle dei Templi causerà un evidente impatto ambientale e non porterà alcun vantaggio alla popolazione interessata », che paesaggisticamente «l’impatto sarà devastante», che «secondo uno studio preparato per il Pentagono» (quale? boh...) l’energia contenuta in una nave gasiera equivale «a quella di diverse bombe atomiche». A guardare tutto on-line su YouTube americani e giapponesi dovrebbero inorridire: mamma mia! Per non dire di certi reportage, come uno del manifesto. Titolo: «L’intrigo del gas nella Valle dei Templi». Sommario: «Un mostro da 320 mila metri cubi d’acciaio e otto miliardi di metri cubi di gas all’anno (...) Voluto dall’Enel in una delle aree archeologiche più belle del pianeta». I politici, poi! Bastino ad esempio le parole di Marco Zambuto, lo sveglio giovanotto cresciuto a destra, eletto sindaco di Agrigento col centrosinistra ma presto convertito al berlusconismo: «Difenderemo il territorio di Agrigento da una struttura che non costituisce una vera occasione di sviluppo».

L’Enel assicura che gli enormi serbatoi saranno interrati e sporgeranno solo con due cupole alte un sesto di quella del Brunelleschi a Firenze e impossibili da vedere sia dai templi sia dalla casa di Pirandello? Dimostra dati alla mano che in tutto il mondo non c’è mai stato un solo incidente serio ai rigassificatori? Garantisce la costruzione del sospirato braccio del porto che consentirà l’attracco al molo «senza alcun rischio» delle navi da crociera? Darà al comune di Porto Empedocle 14 milioni di euro e una percentuale sugli utili? Spiega che accoglierà «senza fastidi per nessuno» due navi la settimana da 150 mila litri di gas liquido pari a 90 milioni di metri cubi di gas aiutando l’Italia a subire meno la dipendenza dai gasdotti? Spallucce. Anzi. A nome del Comune il sindaco ha presentato pure un ricorso al Tar: «Questi progetti si realizzano su territori considerati a perdere», ha tuonato ieri su La Stampa, «ma qui non è così. Non può essere: c’è la valle dei templi». Quindi, vade retro Enel: il rigassificatore sarebbe «una bomba che andrebbe a debellare un’area a forte vocazione turistica». Va da sé che le foto a corredo sono sempre le stesse: il Tempio di Giunone Lacinia, il Tempio della Concordia, il Tempio di Esculapio... Uno le guarda e avvampa: dove lo faranno mai, questo maledetto rigassificatore: accanto alla tomba di Nerone? Anche Giulia Maria Crespi, la presidente del Fondo Ambiente Italiano, era rimasta inorridita. Poi aveva visto il posto. Di persona. Non nelle fotografie, che si possono ritoccare dando all’Alighieri un nasetto all’insù, e aveva cambiato idea: «Se a Porto Empedocle si bocciasse il progetto del rigassificatore sapete cosa si farebbe al suo posto? Niente di niente». Posizione analoga a quella di Salvatore Settis, il direttore della Normale di Pisa: «Un tizio mi scrive un giorno: "ad Agrigento stanno facendo una cosa mostruosa, tra i templi e la casa di Pirandello...". Io, che non ne sapevo niente, gli rispondo una cosa tipo: "Se è come dice lei, sarebbe in effetti indecoroso". Non l’avessi mai fatto! Da quel momento hanno usato strumentalmente questa cosa un sacco di volte nonostante li avessi diffidati. Sono stufo anche di smentirla, quella sciocchezza. Anzi, vedendo il dossier del Fai mi sono fatto un’idea diversa». Come Giovanni Nocera, animatore del comitato pro-rigassificatore: «Mi ero avvicinato al tema per combattere l’impianto, poi ho capito».

E questo è il punto: l’area prescelta non c’entra più niente con l’ameno paesaggio descritto dai viaggiatori d’un tempo che fu. È stata assassinata da decenni. Stuprata da una industrializzazione selvaggia.

Sconvolta dalla costruzione di fabbriche e ciminiere e depositi e cisterne. Già un secolo fa, scriveva Pirandello, ai piedi della costa dove stava «la campagna lieta della vicinanza del mare, tutta a mandorli, a olivi e a vigneti », non c’era più una spiaggia silente ma il formicolio del traffico di zolfo: «damane a sera è uno stridor continuo di carri che vengono carichi di zolfo dalla stazione ferroviaria o anche, direttamente, dalle zolfare vicine; e un rimescolìo senza fine d’uomini scalzi e di bestie, ciattìo di piedi nudi sul bagnato, sbaccaneggiar di liti, bestemmie e richiami, tra lo strepito e i fischi d’un treno che attraversa la spiaggia».

Scheletri di cemento, lamiera, mattoni, acciaio arrugginito: ecco cosa resta dell’area industriale di Porto Empedocle. Pozzanghere enormi.

Erbacce. Strade dall’asfalto sbranato dall’incuria. Una sopraelevata interrotta perché son finiti i soldi e rimasta lì a svettare nel vuoto, con l’ultimo spuntone che non è mai riuscito a conficcarsi nella lunga galleria, già scavata e pavimentata, che passa sotto il paese. Insomma, una schifezza che grazie a Dio, fatta eccezione per le ciminiere, non si vede né dai Templi né dalla casa di Pirandello né dalla contrada Kaos che, al di là delle favole turistiche, è oggi identica a tutte le più brutte contrade popolari del Sud sgarruppato.

È questo il paradiso che secondo certi ipocriti verrebbe distrutto dal rigassificatore? Lo stesso Beppe Arnone, storico guru degli ambientalisti, gira al largo: «Non ne faccio un problema paesaggistico perché il paesaggio è già degradato e forse il rigassificatore si vedrebbe solo dal mare. E lasciamo perdere anche le stupidaggini sulla "bomba atomica": o torniamo alle candele o i rigassificatori sono il male minore. Punto. Lo facessero a Licata sarei d’accordo. Ma farlo qui significa perpetuare l’errore. E condannare in eterno l’area a una vocazione che non ha, quella industriale. Perché invece non buttare giù tutti gli scheletri, risanare e puntare sul turismo? Perché dovremmo essere come Marghera e non come Taormina?».

Parole d’oro. In astratto. Ma il tema è: in attesa che tornino gli anni delle vacche grasse e arrivi un governatore illuminato e un nababbo internazionale che copra d’oro la zona e smantelli chilometri di orrenda archeologia industriale e ripianti gli alberi e semini i fiorellini e riporti la spiaggia e le stelle marine e magari i cavallucci, cosa facciamo? Lasciamo tutto come sta adesso?

Gian Antonio Stella